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Tutti segretari
Di marianna (del 25/05/2010 @ 01:18:02, in Cronache di quotidiana insostenibilità, visualizzato 341 volte)
Il Padiglione di questo posto sperso che è la fiera di Roma è allestito con gran cura ed eleganza. Non sorprende. Questo partito ultimamente ha un curatore d'immagine che Kelvin Kline c'invidia. Campeggia sul palco una scritta enorme “PD open”. Di lì a poco Ferrer  per la mozione Bersani potrebbe sfidare Nadal per la mozione Veltroni con Lea Pericoli seduta davanti a tutto.

Invece l’assemblea la apre Rosy Bindi.

“Minacciamoci reciprocamente di restare e di costringerci a fare il partito che tutti vogliamo nel rispetto delle sensibilità di tutti. Il Pd è il posto giusto in cui preparare giorni migliori per l’Italia parafrasando Tito Livio “hic manebimus optimae” “qui resteremo, benissimo”.
E si riesce a sentire il crac di neuroni che scoppiano per sovraccarico dalla prima fila.

Alla fine va un saluto a Romano Prodi, sempre, che c'è anche se non si vede mai. Aleggia come lo spettro del padre di Amleto.

Il segretario apre parlando di etica pubblica, di illegalità, di corruzione. Temi positivi belli attuali. Denuncia un modo di fare politica che su questi temi perde voce e credibilità lasciando così che si diffonda quel cancro della democrazia che è l’antipolitica.

Poi in un guitto d’orgoglio escono esempi d’opposizione da riscaldare il cuore nei lunghi inverni che verranno. Chiede a Tremonti, Gasparri e Calderoli, evidentemente sceglie i più coscienziosi, di quante volte si sono moltiplicati rispetto al Governo Prodi i voli di Stato, addirittura nel frattempo secretati! Ricorda che un anno fa il PD presentò un emendamento che prevedeva il prelievo dai redditi dei Parlamentari a sostegno delle fasce più deboli e che la destra lo bocciò. Ora, più sensibili, all’argomento potrebbero riprenderlo.
Ricorda, anche, che presentò in Parlamento norme per la riduzione del numero dei Parlamentari. Può essere questa l’occasione per varare almeno questa riforma?

Denuncia previsioni di finanza pubblica sbagliate, sul tasso di crescita, sulle entrate fiscali, sull’andamento della spesa pubblica, la mancanza di riforme utili a stimolare l’economia.
Tutto si è scaricato sugli investimenti, sui redditi medio-bassi e sulle fasce di povertà.
Due volte la destra ci ha caricati su un traghetto verso al Grecia, due volte noi l’abbiamo riportato indietro perdendoci anche le elezioni e la si smetta con la penosa propaganda del tipo: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani; dovete toglierle le mani dalle tasche degli italiani, di quelli che le tasse le pagano davvero, che non le hanno mai pagate così alte e che si preparano, a quanto si capisce, a ulteriori sacrifici.
E la si smetta con annunci di lotta all’evasione che si risolvono sempre con dei condoni, fino a dei veri e propri riciclaggi di Stato!".  Bello Segretario brilli di luce propria. Ma perché queste cose ce le diciamo qua dentro fra di noi e non le vai pure un poco a dire che ne so... a Ballarò o da Santoro, buonanima?

Veltroni ebbrio dei fasti del salone del libro di Torino e delle ritirate di Cortona rimane molto defilato.
Franceschini spiega che se ci fosse una svolta autoritaria noi siamo pronti a fare la nostra parte pur sapendo che la strategia "di lungo periodo" non può essere questa, ma quella di preparare una alternativa per "cambiare il paese". Non c’ho capito una mazza.

Letta corregge il tiro sul sud, rispetto a recenti dichiarazioni, ed ammette che il risultato al sud è pure colpa del partito (Ma nooo!) che non è stato in grado di mettere in campo una progettualità seria per il Meridione. Ha poi concluso dando una botta di vita all’assemblea con una poesia di Rodari.

Questo clima di amicizia, cambi di passo e richieste unitarie viene squarciato, con il consueto applomb, da Enzo De Luca.




Per spirito di verità non si sottrae da una certa analisi cruda. Di cui riporto alcuni passi perché autentica letteratura esistenzialista. "Vorrei non trovarmi in un partito open e contendibile ma impotente ed incomprensibile a gran parte dell'Italia. Non governiamo né a sud né a nord. Esplode il pdl ma non riusciamo ad intercettare quasi nulla del disagio che ne scaturisce. Abbiamo una dirigenza stanca e malata di doppiezza. C'è bisogno di una decisa rottura con un sistema che produce frustrazione a mezzo di frustrazione dove il meccanismo di selezione della classe dirigente è legato alla possibilità di avere un prottetore a Roma.
Quale settore della società italiana lega, alla vittoria del partito democratico, le proprie prospettive di avanzamento?
Faccio fatica attualmente ad individuarne qualcuno e non vorrei ritrovarmi fra qualche mese con qualcuno che mi ricorda che è meglio una fine senza dolore che un dolore senza fine."

Laconico ed applaudito, spegne con il solo respirare gli entusiasmi di mezza platea con la potenza di un idrante. L'unico intervento per cui ho sentito la Bindi chiamare il tempo.
La durezza delle parole ed i riverberi della sua voce suonano così lungamente che da lì in poi è difficile memorizzare qualsiasi altro passaggio.

Nel chiudere l'assemblea Bersani esorta tutti a sentirsi segretari "Allora a voi tutti dico non venitemi a dire quali sono i problemi. Da qui io li vedo benissimo e allora sentitevi un po' segretari tutti e venitemi a proporre delle soluzioni." Richiama tutti all'ordine che poi adesso significa unità. Annuncia che sarà una settimana in Cina e chiede se può partire tranquillo un po' come quando i genitori se ne partono con il pensiero dei figli che appena esci ti distruggono casa.

Forse qualche mazzata potremmo evitare di suonarcela per una settimana. Per una settimana almeno.




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