Passaggio in Lucania (1)

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Giovedì

“…Viva le solide suole
Pesanti di chiodi: gloria
Ai pedoni –dei senza ali-
Con gli stivali…”

M.Cvetaeva

Parto. Non parto. Parto.
Simone mi dice da mesi di questo cammino.

A piedi più di 50 km con gli asini, compagni e portatori, verso la regina nera di Lucania. La Madonna di Viggiano. Ogni passo ha del sacro. Il cammino è una preghiera.

L’indolenza duole a chi le si arrende. Provo ad organizzarmi in poche ore. Marianna e Fabio mi prestano il sacco a pelo. Oggetto essenziale a cui rimetto la partenza. “Meno roba ho e più contenta sto” ricordo. Amelia Roselli. Nello zaino poche cose. Qualche ricambio. Un quaderno. L’agenda dove scrivo, disegno, appunto poesia. Prendo gli appuntamenti di lavoro. Thoureau, “ Se tremi sull’orlo” che non riuscirò ad aprire un secondo. La sera appunto l’ode al cammino a piedi sulla mia agenda rossa. Voglio regalarla ai miei compagni. Alle rocce della montagna. All’acqua che scorre mai stanca.

DSC_1599Sveglia prima dell’alba la mattina quasi senza alcuna resistenza. Il primo miracolo del viaggio.
Raggiungo l’asineria ad Atena Lucana. Conosco Ivan e Valentina. Poi Marica. Simone mi dice “c’è qualcuno che conosci”. Stupidamente aggrotto il sopracciglio destro, quello del turbato stare. Invece era un regalo.

Ritrovo Andrea e Daniela. Un pezzo della mia Aliano andata. Bolla di sapone scoppiata.
Ivan carica gli asini. Sono una coppia: Cicirinella e Pietro. Si cercheranno per tutto il tragitto. Raglieranno l’uno verso l’altro perché, loro si, di due hanno fatto uno.DSC_1600
Si parte. Pochi passi, muta la pelle il serpente sul sentiero. Si è nuovi ancora. Le more. Le more non mancheranno più lungo il cammino.
Poi la danza del conoscersi. L’approdo del ritrovarsi.

Si conversa spesso lungo il cammino. E poi silenzio, come cadenza al passo. Le coppie si fanno e si disfanno. Ognuno racconta all’altro se stesso forse con più semplicità di come farebbe con una persona già familiare. Un estraneo ti permette di tornare a essere chiunque. Di rodare la tua storia lì fin dove sei giunto. Aggiornare una vita. Ricominciare un sogno. Dolerti senza pensiero.
Chiedo ad Andrea del dopo Matera. Lì ci siam visti l’ultima volta quasi due anni fa. Era di nuovo in partenza per l’Africa. Ne ritrovo la tenera indolenza.
Daniela come la pietra che cerco sa subito di terra materna. Mi parla dei suoi viaggi. L’Africa. L’America latina. Spesso torna il cammino di Santiago.

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Marica mi dice che per lavoro e studio ha accesso alla cartelle del manicomio criminale di Aversa. Le chiedo di Giuseppe Piccoli poeta degli anni 80 che nell’OPG di Aversa è morto“…tu non sei confusa/ sei fuscello composto/ sei perla, sei foglia/ sei la vita che torna.” Ma prevalentemente si interessa di casi relativi all’ottocento e no, non lo conosce.
Con Simone ci si aggiorna sulle reciproche scritture. Lui ha la tesi in antropologia da finire. Io un diario. Per la strada gli parlo della scrittura come meditazione. Compare un ampio terreno ormai destinato ad un campo fotovoltaico. I proprietari hanno preferito una somma di denaro considerata cospicua e mai del tutto arrivata alla fertile terra. “Ma non si impara mai?” mi scappa dalle labbra. Penso che è una storia antica. Di sviste, di odierne colonizzazioni. Più o DSC_1610meno così 20 anni fa si accettarono anche le trivelle. I figli di Lucania continuano a emigrare. Acqua, terra e aria a mancare. Si perde la Lucania rivoltandone le viscere alla ricerca di oro fattosi liquame.
Poi un parco giochi in mezzo al nulla. Giostrine con l’erba alta alla gola. Una trivellazione dell’Eni andata male.

Pranzo presso un pozzo in una vasta piana. Un pastore ed il suo gregge. Andrea è stanco di storie. Andrea proprio non c’è la fa a tenersene lontano. Vedere il pastore e andargli incontro è una sola cosa.

Le capre e le pecore gli sono rimaste. I figli quasi tutti via. Hanno studiato. Lavorano altrove. Guadagnano bene ma dice “Beato chi combatte per la terra sua”.
Il pasto sarà breve. Inizia a piovere. Il basto con gli zaini di nuovo sugli asini. Si ritorna in cammino. Acqua dal cielo fino al nostro primo approdo. Le parole ormai si poggiano come foglie a terra.

Faggi d’altura. Barbe verdi ai tronchi. Timidi i ciclamini.

Accampati per la nostra prima notte ai piedi di Monte Cavallo. Riempio la bottiglia con l’acqua di Franco, patriarca della casa, la più buona che c’è. Siamo nella campagna di amici di Ivan. Quasi tutta la famiglia ha scelto un regime di vita macrobiotico. Anche questa è contemporaneità Nella terra di Lucania.

La sera il faggio lo suona il vento. sotto un fuoco intorno a cui asciugarsi. Alla sua luce giunge l’ultimo pellegrino. È Raffaele. Come l’arcangelo che accompagna Tobi nel viaggio alla sua sposa.

Ha una pila per la testa, gli acquerelli nello zaino. Sorride. È difficile non sorridere con lui.
Al fuoco, ai miei compagni leggo Marina Cvetaeva. “L’ode all’andare a piedi”. a voce alta nella notte. Quasi una marcia. “Viva le solide suole/pesanti di chiodi: gloria/ ai pedoni – dei senza ali –  con gli stivali.

Torna la mappa del creato. Lo stellato. Luna nuova.
Tre giorni di cammino. Giallo lo zaino davanti. Primo giorno di settembre. Capodanno bizantino.

Atena Lucana, Sala Consilina 1 settembre ’16

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