Passaggio in Lucania (2). La Val d’Agri

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Venerdì

“…E perché mi hai creato prodigio ambulante.”

M.Cvetaeva

I cani hanno abbaiato tutta la notte. Non si fugge dal caffè borghetti la mattina, orgogliosa miscela di Franco. La seconda cosa più buona che c’è, dopo la sua acqua naturalmente. Poi un orzo con sua figlia parlando di Berrino.DSC_1627_100 Lei, che ha convertito quasi tutta la famiglia allo stile di vita macrobiotico, mi dice che non si sarebbe comportato bene verso la sua associazione, usurpando conoscenza a fini commerciali.  Rispondo che semplicemente trovo positivo l’aver messo in evidenza la forza terapeutica e preventiva del cibo, di atti quotidiani, in un contesto medicale resistente e spesso quasi sarcastico a tal riguardo e mi duole fare questioni di proprietà intellettuale. Non c’è incontro, ed è tardi. Gli asini carichi. Bisogna andare.  DSC_1629_100

Non esce la bic nera dalla borsa e per strada segno parole fra le note del telefono. Ricominciamento di bosco. Da esso si esce a esso si torna. Attraversiamo Monte Cavallo. Qui la Shell ha richiesto permessi nuovi per la ricerca di idrocarburi. Pendici della Maddalena. Spartiacque tra il bacino dell’Alta Val d’Agri e quello del Vallo di Diano. Fra Campania e Basilicata una polveriera di confine. DSC_1632_100
Lungo la via parole di transumanza. Spostamenti necessari nei cicli vitali.
Daniela mi da uno dei suoi bastoni di montagna. Inseparabile appoggio lungo la strada. Parliamo spesso del cammino di Santiago. Mi dice della sua amica che trovava sempre sassi a forma di cuore. Un loro compagno di viaggio avrebbe commentato “ognuno trova ciò che cerca”. Io mi imbarazzo a dirle che, pensandoci, capita anche a me. L’ultimo su una foglia appesa alla grotta di Sant’Elia a Postiglione.
Fine del bosco. Si va giù verso una pergola di paese. Pergola di Marsico. I primi che incotriamo nel paese sono Antonio che mi riempie la bottiglina d’acqua mentre Andrea importuna la moglie, Giuseppina. Antonio e Giuseppina avranno avuto 180 anni in due. Sorridevano come ragazzi alla vista degli asini. Ricordo di gioventù. Mi viene in mente “la pergola al di fuori chiarissima” di Nadia Campana. Ed è furore di bianco. Bianca la casa nuova che attende i freschi sposi. Bianchi i cumuli di polveri della cava in cui ci perdiamo con Andrea. Bianco i cavallo che si affaccia dal crinale. DSC_100
Terreno scosceso. Sentiero sterrato. La gamba inizia a farmi male con costanza nelle discese . E’ la strada verso Marsico Nuovo. Davanti a noi la Val d’Agri.

Alla curva la fontana. L’acqua sgorga e non si può bere. Ancora. Non si contano più le fonti dall’acqua a dicitura non potabile o non controllata. Se togli l’acqua a un posto le hai tolto tutto.
Alla curva rose. Girasoli. Convolvoli e crisantemi.

Proseguiamo sulla via provinciale. Sulla strada un camion dai colori del cielo. Le rose, gli asini.
In cammino per distrarmi dal fastidio alla gamba ricordo le peripezie di Lucio trasformato in asino. La favola di Amore e Psiche.
Psiche perde Amore per dare ascolto alle sorelle.” Un incontro. S’interrompe il racconto.
“Indignata Venere le sottopone a delle prove”…Il basto degli asini pende da un lato e va riequilibrato.
Le formiche la aiutano a separare i cereali”…Le preghiere di chi si sporge dai balconi raccolte.
Alla fonte d’acqua era pericoloso arrivare”… Le foto con gli asini lasciate fare.
Le pecore d’oro rese irascibili dal sole spietato”…E’ tempo di conserva di pomodori e si sospende bene una passata per una carezza ai ciuchi.DSC_1638

Non finirà il racconto di Psiche. Lasciata alla sua ultima prova. La nuvola rosa scoppiata come un fungo all’orizzonte mi consola. Dice che di irraggiungibile c’è solo lei. La sua forma perfetta senza nessuna incipiente ragione. Tono di arancio d’alta indicibile quota.

E’ il tramonto quando si arriva a Contrada Baricelle, all’agriturismo di Francesca e Tazio. Lì ci raggiunge Sabina che salirà con noi al sacro monte il giorno dopo. E’ antropologa. Si è occupata di danza. Vorrebbe parlare di pane. Della ritualità che intorno ad esso rimane. Dal terrazzo della nostra stanza si vedono le luci dell’oleodotto di Viggiano il più grande dell’Europa occidentale su suolo. Qui giunge il petrolio del sito di Tempa Rossa, terreni espropriati per pochi spicci agli agricoltori del posto venti anni fa. Cuore di fango e veleno. Cuore di Basilicata. 136 km che attraversando le provincie di Potenza e Matera passano per due dei parchi più belli del mondo, quello regionale di Gallipoli Cognato e quello nazionale del Pollino e arriva alle raffinerie tarantine. Su Tempa Rossa vi sarebbe in attuazione uno dei progetti  «capaci di cambiare gli scenari mondiali dell’energia estrattiva» secondo una delle banche più importanti al mondo. In Nero di Lucania, uno dei suoi ultimi lavori, Simone con le foto di Michele Amoruso, parla estesamente di come nasce e come cresce questo Texas d’Italia.

Mi stendo sul terrazzo della stanza. Volto al cielo. Lo Scorpione. Marte. Saturno. Dal suolo tepore. Il pavimento più accogliente che ricordi.
Metto in conto che il mio cammino finisce qui. Alla mia Iside non arrivo. Può andare così. Doveva andare così.
Sto alle mie gambe.
A cena come monaci che hanno fatto voto di silenzio. Stanchezza. Eloquenza del cibo, preparato con gusto e sapienza. Poco dopo in stanza basta poggiarsi al proprio cuscino per scivolare da veglia in sonno . Chissà se anche lì si continua a camminare.
A chi è sveglio, a chi è in sogno, leggo Beppe Salvia e dei suoi grandi nuvoli, dei suoi velieri.

Noi, passeggeri di quelli di domani.

Sala Consilina, Viggiano, 2 settembre 2016

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