Passaggio in Lucania (3). Viggiano e ritorno

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Sabato, Domenica

“Ai bambini insegnate soltanto
A muovere i piedi”
M.Cvetaeva

Sto alle mie gambe. Sulle mie due gambe. Tento la salita.

Si sale a 1730km. Viggiano. Monte Sacro. Querce, faggi, ampie radure. Cavalli bradi e vacche.
Andrea si sveglia con i suoi “non capisco” a ripetizione “ E tu perché sei qui? E tu? E che vuoi chiedere alla Madonna?” Un continuo fra colazione e primo tratto della salita. “Non voglio chiedere niente” dice Ivan. E’ qui per ringraziare per quello che già ha. Nel cuore io ringrazio lui. E’ quella la mia risposta.

IMG_2709Salita ripida fuori dal querceto. Inizia l’ultimo pezzo del cammino. Alla vecchia fontana lavatoio  non è sconsigliato bere l’acqua. Continuano i senza pace “non capisco” di Andrea. Daniela legge una preghiera. Se la porta via l’acqua. Riprendiamo il cammino. Per la strada cinorrodi punteggiano di rosso e arancio il paesaggio.

Parliamo del petrolio. Il nero di Lucania. Nessuno lo vuole. A tutti serve. Come si fa? Dalle minime cose. Un piatto, un bicchiere e la forchetta portati con se come un ricambio di mutande potrebbe iniziare ad aiutare. Ridurre l’uso dei derivati del petrolio. Ad ognuno sta la piccola parte che si vuole giocare nell’atto del cambiamento innanzitutto delle proprie coscienze. Misurarsi. Emettere il proprio battito di farfalla. Poi il resto.
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Salgo per le rocce bianche che sporgono dal prato, come capra. Non seguo più un sentiero. Proseguo in linea retta. Quando IMG_2711smetto di chiedere la meta, compare. La piccola chiesetta della regina nera.  L’ascesa è compiuta.
Arrivati. La fatica è un ricordo.

e se non ci vediamo qua, ci vedremo all’eternità”. Il canto. Simone mi dice dei tre giri intorno alla chiesa. Li facciamo insieme. Mi vien da piangere. Per quanto ho lasciato a casa, perché si è compiuto un altro tratto. Per quanto mi ha seguito silenzioso. Per quel canto.
Da quassù la valle dell’Agri, l’invaso del Pertusillo, monte Raparo, i monti della Maddalena; poco più lontano, il monte Alpi, il Sirino e il  Cervati. Ancora più in fondo il Pollino.
IMG_2712I pellegrini che arrivano dal paese si trovano all’ingresso la statua di San Michele Arcangelo e una grande croce di ferro a cui sono appesi rosari, nastri, soldi. IMG_2713Preghiere di ieri. Piccola figurina di  madonna con  bambino sotto una cavalletta. Ho un sasso nella tasca lo lascio a questi piedi.
Scendiamo ai piedi del santuario per mangiare. 7 km di tornanti. Piccola muraglia in verticale.

Ad una delle innumerevoli curve durante la risalita al monte, la notte si apre in un sorriso. Torna la luna in cielo. “Hilal, la chiamano così in Africa” quel primo arco di luce visibile dopo una luna nuova. Mi dice Daniela. Grazie. Per la mia prima “Hilal”, Daniela.

Fa freddo. Cerco riparo in chiesa. Simone ed Ivan hanno portato acqua da benedire in ampolle di vetro. Ne prendo una. Insieme le portiamo ai piedi della regina di Lucania. Conserva questa fonte di vita antica, Signora. L’acqua che ci ha bagnato, quella bevuta alla fonte di Franco, quella di ogni fontana incontrata per la strada, quella nascosta nella terra che la terra allevia. L’acqua del mare. L’acqua di ogni brocca. Acqua per ogni bocca.
Sacco a pelo a terra nella casa del pellegrino. Ragni ovunque. Altre madri con tante mani. Tante cose da fare. tessere la trama per i cuccioli. Il ragno di Louise Bourgeois sulla mia maglietta. Riposare è possibile solo per poche ore. Arrivano gli organetti i tamburelli. Bisogna svegliarsi. Vegliare la madonna. In realtà mi pare solo sadico tacito frastuono. Tornerò in chiesa il resto della notte. Mi poggio ad una porta. Piano piano mi siedo a terra. Fa freddo. IMG_2715Voglio dormire. Canto.
mi sento dire venite venite che vi voglio perdonar…o stella mattutina che splendore è accanto a me…con questi occhi che tieni lucenti sei la mamma di tutta la gente…sono venuto da tanto lontano per trovare la mamma del mondo…”

Scrivevo a Simone pochi giorni prima di partire “ si arrriverebbe al sacro monte il giorno dell’onomastico di mia madre. Sai, da quando non c’è più fisicamente è maturato un concetto di maternità trascendente. La ho liberata nell’idea che incarnava per non toglierle respiro” Non c’è una sola madre. Come non finisce un raggio di luce. Si rifrange. Si assimila.  Si accomoda in te e nel tutto. Siamo solo forme di idee. Le idee ci plasmano e continuano dopo di noi.
Nera la Madonna. Bella la Madonna. Il volto più pacifico e bello di un immagine sacra abbia mai visto. Effige dei monaci basiliani che IMG_2716si fermarono qui fuggendo dall’Asia, lì dove il culto delle immagini era proibito. All’invasione saracena  fu nascosta sul monte sacro di Viggiano sotto la prima madre, la terra. Fu il fuoco a indicare il posto in cui ritrovarla parecchi anni dopo. La Madonna ritrovata. Nessun bambino solo busto e testa. Il bimbo sulle ginocchia fu aggiunto dopo dagli spagnoli insieme alle gambe. La Madonna era il suo volto bruno e bellissimo. L’oro. I capelli ricci. Anelli su anelli, Onde sulle onde. Nella destra, il mondo.
Madonna mia quanto sei bella co sti capelli anella anella.” Voglio dormire. Canto.

La prima e l’ultima messa prima del giorno sta per finire. Mi alzo da terra, Sono stata circondata dai pellegrini che si chiedono perché esca proprio sul finire. Ho nostalgia dei mie compagni.

IMG_2717L’aurora, il regalo del nuovo giorno. Al suo orizzonte la statua di San Michele Arcangelo alza la spada sul male. Le Madonne lo tengono sotto un piede il male. Quasi ad accarezzarlo. Le dee minoiche, le serpi le avevano avvolte intorno al braccio. La figura femminile il male non lo combatte. Lo ama, lo addomestica, ne scopre il segreto.

Gli ex voto tintinnano dalla croce al vento. Intercapedine di fuoco di fronte a noi. Il sole s’annuncia.
Davanti alla chiesa i cinti prendono vita, danzano. Esce la madre bruna del mondo. Lungo corneo dietro di lei. Torna in paese a gran velocità. Risalirà a maggio al monte. E Proserpina tornerà a Demetra.

Lunga fila pellegrina dietro la statua portata a spalla. Io zoppico. Mi appoggio al bastone da montagna. Ma ormai è finita.

Ci dividiamo nelle macchine. Al ritorno ci fermeremo alla fontana della prima sosta. Riempio la bottiglia. Ricordo la preghiera di Daniela. Fatta per lei. Letta per tutti. Preghiera d’acqua.

Ci si accomiata senza grandi saluti, immediate promesse di rincontro. Ognuno forse è troppo saldo all’altro da mettere in dubbio che ci si lasci quel giorno veramente. Ogni viaggio è per se.  La carovana si scioglie come si è trovata. Per grazia.

Ad ogni passo, ad ogni sasso il rimpianto di aver potuto dire di più.

In fondo siamo i cinorrodi sulla montagna.

Rose chiuse.

Viggiano – Atena Lucana 3,4 settembre 2016

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