Con ogni cenere

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banner _calendario collettivo la fenice“[…]Sento l’innocenza trasformarsi in

malattia, sento l’inferno impossessarsi dei migliori.”

A.Rosselli

 

Chi è al limite scorge il limite e il baratro lo assale. Tornare da questi viaggi nel profondo non si può più uguali a quelli di partenza. Ogni esperienza ci cambia con qualcosa di nuovo e già presente a un tempo. Ciò che rimane di noi, passato il confine, sono brandelli di sé in ricostruzione con instabile materia. Alle radici di ogni disagio, che è sempre anche della mente, troviamo un ritardo, una mutazione, un diverso modo di funzionare, di stare al mondo. Diverso rispetto a ciò che numeroso è norma.

Il disabile pone l’eccezione come dramma. Sempre una diversità. E da essa l’emarginazione. Essendo da sempre allontanato non ciò che fa male ma più profondamente ciò che non capiamo. Poiché nella mente cresciuta al male, come eventualità più probabile, dal indistinto buio non può venire che esso.

Riappropriarsi del diverso in noi, nell’altro qualunque siano le sue vesti, è liberarci dal male. Liberarlo dalla tara che lo opprime rendendo patologica la sua diversità e quindi recandogli veramente danno e liberare ognuno dalla fragilità a cui l’eccezione chiama.

La poesia può rendere liberi lì dove siamo più oppressi. L’arte ci porta fuori da noi e dà noi una possibilità che altrimenti è preclusa: la creazione e il suo prodigio.

La poesia come terapia. La carezza percepita senza mano che sfiora volto. Nel suo calore, nel suo fare primordiale, scioglie i nodi rotture.

Ascia o scure che spezza il ghiaccio dell’atrofia.

Nei laboratori della Cooperativa “la Fenice”, ognuno può sperimentare questa possibilità.

Comunicare al di là del vizio della parola che se non liberata, come la parola poetica, costringe e chiude.

Qui l’esperienza delle mani e della mente è innanzitutto colore, del tratto che nulla trattiene. È elementare e complessa insieme. E’ lo specchio dell’inspecchiabile più puro.

La via della musica riattiva i recettori del corpo e instilla le chiavi di quella armonia smarrita. L’esperienza della falegnameria ricorda che siamo legno grezzo trattato ad un uso ed il restauro una forma di rimessa al mondo. Quante vite ha una fenice?

I disegni qui riportati sono degli ospiti del laboratorio del segno e del colore della cooperativa. Ho composto i versi ispirandomi ai loro lavori, ai nostri incontri. Le parole vengono o si ritrovano nel loro andare. Siamo vasi comunicanti.

Infine il nome: Calendario Collettivo della Fenice. Non si spiega. Viene da sé.

Tuttavia è anche un piccolo omaggio ai primi versi pubblicati dalla poetessa della “mente cannibala” Iolanda Insana, morta nei giorni in cui lo componevamo.

“…Ma il peggio per noi non è l’impurità e la sporcizia peggio …è l’inimicizia e l’aridità” scriveva e ci abbracciava.

Riconoscere a questo lavoro un valore e a esso contribuire è legarsi a una storia che va oltre l’immaginabile e ci riguarda tutti.

E forse per questo la più generosa.

 

Domenica 8 gennaio presentiamo il calendario all’ex mattatoio presso la sede dell’associazione sbandieratori e musici Città Regia alle ore 19.00.

Domenica 15 gennaio stessa ora presso Spazio Pueblo, via R.Baldi, sempre a Cava de’ Tirreni.

Con i proventi della sua distribuzione sarà realizzato un laboratorio di poesia.

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