La Malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo.
Chi ne è affetto subisce una graduale e inesorabile perdita di memoria e di altre abilità intellettuali, talmente grave da interferire con la vita quotidiana.
È la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei Paesi sviluppati, rappresenta il 50-80% dei casi di demenza.
La demenza colpisce l’intera famiglia, generando isolamento, stress e senso di impotenza.
Esperienze come quelle del caffè della memoria, aiutano le famiglie ed i cargiver a sentirsi meno soli nella cura del malato di Alzheimer. In occasione di uno di questi speciali progetti della Fondazione Della Monica curata dalla dottoressa Doriana Nola, ho avuto la possibilità di discutere con i presenti del ruolo preventivo dell’alimentazione anche in questa patologia, dei cibi che aiutano a mantenere il cervello ‘felice’ attivo e funzionale e di quelli che rallentano la progressione di malattia.
Spesso le persone che assistono questi pazienti vedono cambiare i loro cari davanti ai propri occhi nei comportamenti di tutti i giorni e non sanno più cosa è giusto o cosa è controproducente per loro. Assecondare le loro richieste o talvolta imporre l’azione che riteniamo più salutare? Chi gestisce un malato di Alzheimer si pone infinite volte questa domanda.
I caffè della memoria sono incontri che nascono per supportare i comportamenti migliori da consigliare e perseguire in questi casi, sulla base di nuove e consolidate scoperte.

Nel cervello vi sono 100 miliardi di cellule nervose (neuroni). Ogni cellula nervosa è collegata con molte altre cellule, formando, in questo modo, delle reti di comunicazione. Ciascun gruppo di cellule nervose svolge un lavoro specifico. Alcui gruppi sono coinvolti nel pensare, nell’apprendere e nel ricordare. Altri ci aiutano a vedere, sentire suoni e sentire odori.
Per svolgere il loro lavoro, le cellule del cervello operano come minuscole fabbriche.
Gli scienziati ritengono che il morbo di Alzheimer impedisca a parti della fabbrica di una cellula di funzionare bene. Essi non sono sicuri su dove inizi il problema. Ma con il diffondersi del danno, le cellule perdono la loro capacità di compiere il loro lavoro e in seguito muoiono, provocando mutamenti irreversibili nel cervello.
Le regioni neurologiche, come la neocorteccia e l’ippocampo, sono particolarmente colpite all’inizio della malattia.
L’essere umano è considerato uno degli animali più evoluti(linguaggio, creatività, solidarietà…) proprio in funzione della sua neocorteccia. In particolare, nell’Homo Sapiens (specie a cui noi apparteniamo) la corteccia costituisce la quasi totalità del cervello(circa l’80%).
Tutti gli stimoli provenienti dall’interno e dall’esterno del nostro corpo convergono al livello della corteccia; qui, vengono opportunamente elaborati e integrati fra loro, consentendo di produrre una risposta adeguata a un dato input.
La neocorteccia quando riceve lo stimolo “fame”, a differenza dell’insaziabile sistema limbico, è dotata di un’elevata capacità di pianificazione e programmazione, grazie alla quale può dominare il puro istinto e scegliere cosa e quanto mangiare.
La regione cerebrale dell’ippocampo, che sovraintende alla memoria episodica, conserva una traccia di memoria per ciascuno dei singoli elementi dell’ambiente e una traccia distinta per la caratteristica che li accomuna.
E’ un centro responsabile del controllo dell’appetito e della regolazione del consumo di cibo.

I fattori di rischio
- Non modificabili: età avanzata, sesso femminile, genetica, traumi cranici.
- Modificabili: bassa istruzione, sedentarietà, diabete, obesità, ipertensione, fumo, scarsa qualità del sonno, come il livello di istruzione, consumo di alcol;

Il ruolo fondamentale della dieta
La dieta influisce sull’infiammazione, sul sistema cardiovascolare e sul microbiota intestinale, che comunica con il cervello attraverso l’asse intestino–cervello.
I modelli alimentari riscontrati come più protettivi sono:
• Mediterranea (MedDiet)
• DASH (stop ipertensione)
• MIND (che è una sintesi dei due approcci precedenti)
Questi regimi alimentari sono ricchi di frutta, verdure, cereali integrali, pesce, legumi, olio d’oliva e poveri di zuccheri, sale e carni rosse.

Nutrienti con effetti protettivi
fra i nutrienti con effetti protettivi della salute neuronale vi riporto
• Vitamine antiossidanti (C, E)
• Vitamine del gruppo B (B6, B9, B12) → riducono omocisteina e sostengono la funzione cognitiva
• Vitamina D
• Omega-3 (EPA e DHA) → antinfiammatori e neuroprotettivi
• Polifenoli (tè verde, cacao, mirtilli, olio d’oliva) → migliorano perfusione cerebrale e plasticità neuronale
• Caffeina (in moderazione) → possibili effetti neuroprotettivi
• Fitocomposti: curcumina, ginkgo biloba
Microbioma e Cervello
Alterazioni della flora intestinale sono associate a maggiore infiammazione e peggioramento cognitivo.
Probiotici e alimenti fermentati mostrano effetti positivi su infiammazione e funzioni cognitive.

Quando iniziare la prevenzione?
I cambiamenti cerebrali iniziano circa 20 anni prima del manifestarsi dei vari sintomi.
L’adesione a una dieta sana è consigliata già dai 50 anni o anche prima.

Foto di DAMIAN NIOLET da Pixabay
Consigli per l’alimentazione nella persona con disturbo di Alazhaimer o demenze ad esso associate
- Dare la priorità a una dieta mediterranea: consumare verdura, frutta, prodotti integrali, pesce, olio d’oliva e noci.
- Integrare nella dieta acidi grassi Omega 3: consumare pesci grassi come il salmone, lo sgombro e le aringhe, oppure scegliere fonti vegetali come i semi di lino o le noci.
- Assumere una quantità sufficiente di antiossidanti: consumare bacche, verdure a foglia verde, peperoni e carote ricchi di vitamine C ed E.
- Ridurre lo zucchero: ridurre lo zucchero e i carboidrati raffinati a favore di prodotti integrali e alimenti ricchi di fibre.
- Bere a sufficienza: bere regolarmente acqua o tè non zuccherato, almeno da 1,5 a 2 litri al giorno.
- Assumere prodotti contenenti vitamina B: integrare nella dieta uova, latticini, legumi e verdure a foglia verde.
- Integrare grassi sani: aggiungere alla dieta avocado, noci, semi e oli vegetali pressati a freddo come l’olio d’oliva.
- Variare le fonte di proteine: includere regolarmente nella dieta carne magra, pesce, uova, tofu e legumi.
- Mangiare in modo regolare: pianificare pasti piccoli e frequenti, facili da digerire, per aiutare a stabilizzare il metabolismo ed evitare la fame o l’ipoglicemia.
- Assumere vitamina D e calcio: incorporare nella dieta latticini o prodotti fortificati e, se necessario, parlare con un medico di un’eventuale integrazione di vitamina D.
- Pasti saporiti e gustosi: insaporire i piatti con erbe e spezie come la curcuma, il rosmarino o lo zenzero invece di usare troppo sale. Spezie come la curcuma contengono agenti antinfiammatori che promuovono la salute del cervello.
- Tener conto delle esigenze individuali: adattare i pasti alle preferenze e alle intolleranze e tenere conto dei problemi di deglutizione o masticazione.
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