Fra il 2015 ed il 2018 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e il World Cancer Research Fund hanno classificato ogni forma di carne in scatola, prosciutti e affettati (le carni processate) come sicuramente cancerogene e la carne rossa fresca come probabile causa di tumori. Di entrambe non si esclude il consumo ma si raccomanda di moderare l’utilizzo.
Il pollame, invece, è per ora ancora escluso da queste categorie con le maggiori evidenze.
Qualche mese fa sono stati pubblicati i risultati di uno studio sul consumo di carne bianca ed i suoi effetti sulla mortalità per tutte le cause e per tumori, in particolare i tumori gastrointestinali.
Lo studio
Sono stati seguite circa 5000 persone, dal 1985 fino a dicembre 2024, donne e uomini dai 30 anni in su, che vivono/vivevano in due paesini pugliesi, Putignano e Castellana Grotte.
I partecipanti allo studio sono stati intervistati dal personale medico per raccogliere dettagli sullo stato di salute, sulla storia personale e su alcune abitudini di vita, tra cui l’uso del tabacco, le abitudini alimentari, il livello di istruzione, lo status di occupazione.
Queste persone poi, sono state osservate in base a quanta e che tipo di carne mangiavano e divise così in tre gruppi:
- coloro che mangiavano egualmente carne rossa e bianca;
- coloro che mangiavano solo carne rossa (agnello, maiale, vitello e cavallo);
- coloro che mangiavano prevalentemente carne bianca (coniglio e pollame).

Cosa hanno trovato?
Quello che si proponevano questi ricercatori era osservare l’influenza del consumo di queste carni sulla mortalità.
Durante il periodo di osservazione fra i circa 5000 reclutati, 1000 persone sono morte per diverse cause.
La più frequente causa di morte riscontrata era il cancro gastrointestinale.
Ciò che dal loro studio emerge è che che il consumo di oltre 300 g/settimana di pollame è associato ad un aumentato rischio di morte sia per tutte le cause che per il cancro gastrointestinale. Il rischio, inoltre, aumentava progressivamente con l’aumentare della porzione consumata ed è risultato maggiore rispetto anche agli effetti conseguenti il consumo di altri tipi di carne, nonchè più elevato per gli uomini che per le donne.

Limiti e punti di forza
Sebbene questo studio presenti diversi punti di forza, presenta anche diversi importanti limiti.
Innanzitutto non dice niente relativamente a da dove veniva il pollame che queste persone consumavano e dunque come questi animali erano trattati e alimentati, quanti e quali sostanze assumevano.
Non dice niente neanche sul tipo di lavorazione che la carne subiva (ad esempio, salumi o fast food). Se era processata o meno e né, altra informazione importante, come queste persone cucinavano la carne. I metodi di cottura e conservazione della carne influenzano significativamente il rischio di sviluppare tumori gastrointestinali. Gli alimenti ricchi di proteine, se cotti ad alte temperature o riscaldati per tempi prolungati, generano composti che possono determinare mutazioni del DNA, tra cui ammine eterocicliche (HCA), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti N-nitroso(NOC).

Il messaggio da tenere a mente
Quando si studia l’associazione tra carne e rischio di cancro, non si dovrebbe trascurare la valutazione del tipo di carne e del metodo di cottura.
Infine lo studio non includeva informazioni sull’attività fisica dei partecipanti, altra condizione in grado di influenzare il mantenimento della buona salute generale.
Questi limiti tuttavia possono essere la base di un prossimo futuro approfondimento per questo lavoro, che ribadisce un concetto già noto.
L’invito che a me pare ripetuto è quello di limitare il consumo di carne animale e soprattutto pretendere che quel poco di carne che mangiamo venga da animali a cui è garantita un’esistenza dignitosa, abbandonando il profitto a tutti i costi anche a costo della propria salute.

Biblio/Sitografia

- Bonfiglio C. et al. Does Poultry Consumption Increase the Risk of Mortality for Gastrointestinal Cancers? A Preliminary Competing Risk Analysis; Nutrients 2025, 17(8), 1370
- Bouvard, V.; Loomis, D.; Guyton, K.Z.; Grosse, Y.; Ghissassi, F.E.; Benbrahim-Tallaa, L.; Guha, N.; Mattock, H.; Straif, K. Carcinogenicity of Consumption of Red and Processed Meat. Lancet Oncol. 2015, 16, 1599–1600.
- IARC Working Group on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. Red Meat and Processed Meat; International Agency for Research on Cancer: Lyon, France, 2018.
- World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research. Continuous Update Project Report: Meat, Fish and Dairy Products and the Risk of Cancer; World Cancer Research Fund International: London, UK, 2018; pp. 1–78.
- la Società Italiana di Nutrizione Umana. LARN. Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia per la Popolazione Italiana; la Società Italiana di Nutrizione Umana: Milan, Italy, 2014.
- Kim, S.R.; Kim, K.; Lee, S.A.; Kwon, S.O.; Lee, J.-K.; Keum, N.; Park, S.M. Effect of Red, Processed, and White Meat Consumption on the Risk of Gastric Cancer: An Overall and Dose–Response Meta-Analysis. Nutrients 2019, 11, 826
- Boldo, E.; Fernández De Larrea, N.; Pollán, M.; Martín, V.; Obón-Santacana, M.; Guevara, M.; Castaño-Vinyals, G.; Canga, J.M.; Pérez-Gómez, B.; Gómez-Acebo, I.; et al. Meat Intake, Cooking Methods, Doneness Preferences and Risk of Gastric Adenocarcinoma in the MCC-Spain Study. Nutrients 2022, 14, 4852.
- Sugimura, T. Nutrition and Dietary Carcinogens. Carcinogenesis 2000, 21, 387–395.


